Che cos’è realmente l’Io?

Sembra una domanda semplice, ma nel momento in cui provi a rispondere davvero, qualcosa si spezza. Perché puoi dire il tuo nome, il tuo lavoro, la tua storia, le tue paure, i tuoi desideri… ma nessuna di queste cose sei realmente tu.

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La soglia — Il momento in cui tutto cambia

C’è una fotografia che non riesco a smettere di guardare. Una sposa di spalle. Una finestra che esplode di luce bianca. Due donne accanto a lei — mani che sistemano, che si prendono cura, che accompagnano. E tutt’intorno, la penombra. La stanza conosciuta, ciò che è familiare, ciò che è stato.

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Ciò che il mare non dimentica

Il traghetto arrivò in ritardo. Come sempre d’inverno. Il vento di Pantelleria a gennaio non chiede permesso — entra dalle fessure delle case basse, muove le barche nel porto come fossero giocattoli, cancella i pensieri superficiali. Restano soltanto quelli che hanno radici.Lo trovai sul molo. Un uomo anziano, con le mani del colore del legno bagnato, intento a rammendare una rete con la pazienza di chi non ha più fretta di andare da nessuna parte. Mi sedetti vicino, senza chiedere nulla. A volte la compagnia non ha bisogno di presentazioni.Passò molto tempo prima che uno di noi due parlasse.

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L’anima che non sa di essere malata

C’è una statistica che mi perseguita da quando l’ho letta.In Perù, da gennaio a settembre 2025, il Ministero della Salute ha registrato un aumento costante dei casi di ansia e depressione — soprattutto tra i giovani. Più di un milione di persone ha cercato aiuto. Altri milioni non lo hanno fatto.E uno studio globale che ha analizzato oltre due milioni e mezzo di persone in 84 paesi ha individuato qualcosa che i medici non sempre dicono ad alta voce: uno dei quattro fattori che più predicono il deterioramento della salute mentale nei giovani non è genetico né economico.È la diminuzione della spiritualità.Non la religione. La spiritualità. Quella sensazione di essere parte di qualcosa di più grande di sé. Quella percezione — così difficile da misurare, così impossibile da ignorare — che la vita abbia un senso che va oltre il lavoro, lo schermo, lo stipendio di fine mese.Ci ho pensato per giorni.L’illusione che fa ammalareLa psichiatria moderna ha un nome per questo: disconnessione. I filosofi l’hanno chiamata in mille modi. Jonathan la chiama l’illusione della separatività.«Noi, così come ci sentiamo, così come crediamo di essere, esistiamo soltanto nell’illusione — nell’illusione della separatività.»Viviamo convinti di essere un “io” separato dal resto. Separato dagli altri, dalla natura, dal cosmo. E questa convinzione — rafforzata oggi dagli schermi, dalla competizione, dall’individualismo — genera esattamente ciò che vediamo nelle statistiche: ansia, vuoto, sensazione di non appartenere a nessun luogo.Lo smartphone non è il nemico. Ma quando una persona trascorre ore a guardare le vite altrui su Instagram, ciò che prova in fondo non è invidia — è solitudine metafisica. È l’eco di una coscienza che sente, senza saperlo esprimere, che le manca qualcosa di essenziale.E quel qualcosa non si compra, non si scarica, non si prescrive.

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Malta nel 2026: la verità di chi ci vive davvero

La prima volta che venni a Malta era all’inizio degli anni Novanta.Ricordo i vecchi autobus — colorati, rumorosi, ognuno con la propria personalità — e un piccolo aeroporto in mezzo alla campagna che sembrava il terminal di una città di provincia italiana. Un’isola fuori dal tempo, fuori dal ritmo del continente. Un luogo dove la storia pesava più del presente.Poi arrivò l’euro. E con l’euro arrivò tutto il resto.

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