Malta — L’isola che cura

Pubblicato il 28 marzo 2026 alle ore 12:06

Cominciò per caso. Stavo accompagnando un familiare dal medico. Da un po’ di tempo mi sentivo male — ma uno di quei “male” che si rimandano, che si giustificano. Un’irritazione al colon, pensavo.
Fu mia moglie a dire al medico, quasi di passaggio: digli che non ti senti bene.
Io: no, niente.
Alla fine il medico mi prescrisse una colonscopia. Da quell’esame passammo ad altri. E da quegli altri, a tutto il resto.

La macchina si mise in moto rapidamente. Scansioni, risonanze magnetiche, TAC — esami che si susseguono senza lunghe attese. L’ospedale lavora anche di notte: una TAC alle due del mattino, un’altra alle quattro. Un esame non disponibile internamente? Ti indirizzano a una clinica privata, sempre a carico del governo. C’è un’app in cui ricevi referti, appuntamenti, aggiornamenti. Ti senti seguito. Seguito davvero.
L’operazione fu a Gozo. Tranquillità, professionalità, nessuna sorpresa negativa. La chemioterapia ogni due settimane, tre giorni in ospedale, camera singola. La chemio è una bestia — mi ha colpito forte. Il miglioramento è stato lento e graduale. Ho ancora qualche strascico. Ma va meglio.
Conosco la realtà dei malati oncologici in Italia, soprattutto al Sud. Attese interminabili, viaggi estenuanti, famiglie che si riorganizzano intorno a una diagnosi. Malta non è il paradiso — ha i suoi problemi come ogni luogo. Ma la sanità pubblica, almeno in questo campo, funziona. Il SAMOC è eccellente.
Un chiarimento necessario: per ricevere cure gratuite bisogna avere un lavoro o una copertura previdenziale. Non è per tutti. Ma per chi ne ha diritto, c’è una realtà che funziona davvero.
Spero che nessuno ne abbia bisogno. Ma se dovesse arrivare quel momento, adesso lo sai.