È una mattina piovosa a Malta. Una di quelle mattine in cui il cielo sembra aver tolto all’isola i suoi colori abituali e tutto diventa più silenzioso.
Entro nel solito bar, vicino all’aeroporto, per fare colazione. Nulla di programmato: un caffè, qualcosa da mangiare e poi proseguire la giornata. Oggi è sabato e non devo andare al lavoro.
A un tavolo vedo Gianni Torres, di Verona. Ci conosciamo da tempo e, per un paio di mesi, abbiamo anche condiviso la stessa casa qui a Malta. Ci salutiamo e mi avvicino.
Gianni sta leggendo.
Sul tavolo, accanto alla tazza, riconosco un libro che non ha bisogno di troppe presentazioni: Uno, nessuno e centomila, di Luigi Pirandello.
— Pirandello?
Gianni alza lo sguardo dal libro.
— Sì. Uno, nessuno e centomila.
Mi siedo. Scambiamo le solite quattro parole, quelle che nascono quando ci si incontra per caso: Malta, il lavoro, qualcosa della vita quotidiana. Ma il libro resta lì, aperto sul tavolo, e inevitabilmente la conversazione torna alle sue pagine.
Parliamo di Vitangelo Moscarda e di quella scoperta quasi ridicola da cui comincia tutto: sua moglie gli fa notare che il naso pende leggermente da un lato.
Una sciocchezza.
Eppure Moscarda resta sconcertato.
Non tanto per il naso, naturalmente, ma per ciò che quella piccola osservazione gli rivela: c’è qualcosa in lui che gli altri vedono e che lui, fino a quel momento, non aveva mai visto.
Guardo Gianni.
— In fondo, è questo che mi ha sempre colpito. Tu hai un’immagine di te stesso. Ma non hai alcuna certezza che sia la stessa che hanno gli altri.
Per qualche secondo rimaniamo entrambi in silenzio.
Fuori continua a piovigginare. La gente entra ed esce dal bar; qualcuno prende un caffè in fretta prima di andare al lavoro o chissà dove.
Poi la conversazione prende un’altra direzione.
— Dimmi una cosa — dice Gianni —. Chi sono io per te?
Ed è proprio da quella domanda, in una mattina qualsiasi vicino all’aeroporto di Malta, che la nostra colazione comincia a trasformarsi in qualcosa di diverso.
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