Qualche giorno fa, parlando con un’amica, le ho chiesto semplicemente:
— Come stai?
Mi ha risposto:
«Con tutto il bene e il male, a volte la vita è un sogno.»
E le ho risposto quasi senza pensarci:
— Sì. Il bene e il male. Forse non sappiamo sempre quale posto occuperà nella nostra vita ciò che ci accade oggi.
Quella breve conversazione mi è rimasta dentro.
Quello che chiamiamo «male»
Siamo abituati a dividere ciò che ci accade in due grandi categorie.
Ciò che ci rende felici è bene.
Ciò che ci fa soffrire è male.
Un incontro è bene, una separazione è male.
Una conquista è bene, una perdita è male.
Una porta che si apre è una fortuna; una porta che si chiude, una disgrazia.
Ma siamo sicuri di poterlo sapere nel momento in cui accade?
Quante volte qualcosa che avevamo desiderato si è rivelato inutile o perfino dannoso? E quante volte una perdita, un fallimento o un cammino interrotto all’improvviso ci hanno condotto, molto tempo dopo, verso qualcosa che non avremmo mai cercato?
Forse il problema non è il bene o il male.
Forse è il nostro punto di osservazione.
Non vediamo il disegno completo
Vediamo un frammento minuscolo della nostra esistenza e lo giudichiamo come se conoscessimo già tutta la storia.
Ma la storia non è ancora finita.
Ci sono esperienze il cui significato comprendiamo soltanto anni dopo. Altre, forse, non arriveremo mai a comprenderle del tutto.
Questo non significa affermare che la sofferenza sia un bene. Il dolore resta dolore, la perdita resta perdita e alcune esperienze non hanno bisogno di essere giustificate.
Ma possiamo farci una domanda diversa:
Che cosa posso fare con ciò che mi è accaduto?
È qui che cambia la prospettiva.
Forse non tutto ciò che accade è quello che avremmo voluto. Ma quasi tutto ciò che attraversiamo può diventare materia della nostra trasformazione.
Gli incontri e gli abbandoni.
Le vittorie e gli errori.
I cammini percorsi e quelli che non abbiamo potuto percorrere.
Il bene e il male.
Forse la vita non si lascia comprendere come una successione di premi e castighi. E non ogni dolore racchiude un insegnamento.
Eppure possiamo chiederci che cosa fare di ciò che abbiamo vissuto, anche quando non lo abbiamo scelto.
Allora torno alle parole della mia amica:
«Con tutto il bene e il male, a volte la vita è un sogno.»
Non so se tutto arrivi come ne abbiamo bisogno. Ci sono perdite che avrei preferito non conoscere e domande che restano senza risposta.
Ma posso smettere di esigere da ogni esperienza un significato immediato.
Ci sono porte che si chiudono e continuano a far male. Camminare non richiede di ringraziarle.