Quello che chiamiamo bene e male

Pubblicato il 28 settembre 2026 alle ore 07:10
Riflessi: una figura riflessa nell’acqua, fotografia in bianco e nero di Gero Parla

Qualche giorno fa, parlando con un’amica, le ho chiesto semplicemente:

— Come stai?

Mi ha risposto:

«Con tutto il bene e il male, a volte la vita è un sogno.»

E le ho risposto quasi senza pensarci:

— Sì. Il bene e il male. Forse non sappiamo sempre quale posto occuperà nella nostra vita ciò che ci accade oggi.

Quella breve conversazione mi è rimasta dentro.

Quello che chiamiamo «male»

Siamo abituati a dividere ciò che ci accade in due grandi categorie.

Ciò che ci rende felici è bene.
Ciò che ci fa soffrire è male.

Un incontro è bene, una separazione è male.
Una conquista è bene, una perdita è male.
Una porta che si apre è una fortuna; una porta che si chiude, una disgrazia.

Ma siamo sicuri di poterlo sapere nel momento in cui accade?

Quante volte qualcosa che avevamo desiderato si è rivelato inutile o perfino dannoso? E quante volte una perdita, un fallimento o un cammino interrotto all’improvviso ci hanno condotto, molto tempo dopo, verso qualcosa che non avremmo mai cercato?

Forse il problema non è il bene o il male.

Forse è il nostro punto di osservazione.

Non vediamo il disegno completo

Vediamo un frammento minuscolo della nostra esistenza e lo giudichiamo come se conoscessimo già tutta la storia.

Ma la storia non è ancora finita.

Ci sono esperienze il cui significato comprendiamo soltanto anni dopo. Altre, forse, non arriveremo mai a comprenderle del tutto.

Questo non significa affermare che la sofferenza sia un bene. Il dolore resta dolore, la perdita resta perdita e alcune esperienze non hanno bisogno di essere giustificate.

Ma possiamo farci una domanda diversa:

Che cosa posso fare con ciò che mi è accaduto?

È qui che cambia la prospettiva.

Forse non tutto ciò che accade è quello che avremmo voluto. Ma quasi tutto ciò che attraversiamo può diventare materia della nostra trasformazione.

Gli incontri e gli abbandoni.
Le vittorie e gli errori.
I cammini percorsi e quelli che non abbiamo potuto percorrere.

Il bene e il male.

Forse la vita non si lascia comprendere come una successione di premi e castighi. E non ogni dolore racchiude un insegnamento.

Eppure possiamo chiederci che cosa fare di ciò che abbiamo vissuto, anche quando non lo abbiamo scelto.

Allora torno alle parole della mia amica:

«Con tutto il bene e il male, a volte la vita è un sogno.»

Non so se tutto arrivi come ne abbiamo bisogno. Ci sono perdite che avrei preferito non conoscere e domande che restano senza risposta.

Ma posso smettere di esigere da ogni esperienza un significato immediato.

Ci sono porte che si chiudono e continuano a far male. Camminare non richiede di ringraziarle.